Un attacco informatico può interrompere servizi essenziali in pochi istanti. Ma il danno più duraturo non riguarda soltanto l’indisponibilità dei sistemi. Che cosa accade se un aggressore compromette anche l’identità digitale di una persona, i privilegi di un amministratore o l’autorizzazione a compiere operazioni sensibili? Un’architettura diversa potrebbe limitarne le conseguenze?
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Quando gli adulti diventano “bambini” online: come QEI potrebbe contribuire a proteggere i minori
od admin
Online, una persona adulta può diventare in pochi secondi un quattordicenne. Un bambino, invece, può diventare “maggiorenne” con un solo clic. In un periodo in cui il dibattito sugli abusi sessuali sui minori, sulla pedofilia e sul grooming online è sempre più intenso, si pone una domanda importante: l’identità digitale del futuro può proteggere i minori in modo più efficace senza trasformarli in soggetti di sorveglianza digitale permanente? Nell’ambito dell’iniziativa QEI – Quantized Encrypted Identity dell’Istituto 1. april stiamo esplorando proprio questo tipo di approccio.
