Un attacco informatico può interrompere servizi essenziali in pochi istanti. Ma il danno più duraturo non riguarda soltanto l’indisponibilità dei sistemi. Che cosa accade se un aggressore compromette anche l’identità digitale di una persona, i privilegi di un amministratore o l’autorizzazione a compiere operazioni sensibili? Un’architettura diversa potrebbe limitarne le conseguenze?
SicurezzaDigitale
Come cercano i bambini scomparsi i diversi Paesi – e QEI potrebbe aiutare a ritrovarli prima?
Quando un bambino scompare, anche pochi minuti possono fare la differenza. Come intervengono la polizia, le organizzazioni specializzate e i sistemi di allerta pubblica in Slovenia, Europa e Stati Uniti? E il concetto di ricerca QEI potrebbe migliorare la condivisione di informazioni affidabili senza trasformare la protezione dei bambini in sorveglianza permanente?
Il 17 settembre 2026 la Commissione europea ha presentato la proposta dell’EU KIDS Act, con l’obiettivo di rafforzare la protezione dei bambini e degli adolescenti nell’ambiente digitale. La proposta introduce, tra le altre misure, un approccio europeo comune ai limiti di età e attribuisce maggiori responsabilità alle piattaforme digitali. Ma insieme alle limitazioni di accesso emerge anche un’importante questione tecnica e sociale: come verificare in modo affidabile l’età di un utente senza costringere un bambino a rivelare la propria identità a ogni piattaforma online?
Un allenatore, un insegnante, un mentore, un educatore o un altro adulto può svolgere un ruolo importante nella vita di un bambino e occupare una posizione di grande fiducia. Ma cosa succede quando proprio quel rapporto di fiducia e autorità diventa uno spazio di pressione, paura o possibile abuso? L’identità digitale, da sola, non può impedirlo. Ma apre una domanda importante: possiamo offrire ai bambini un percorso sicuro, indipendente e verificabile verso l’aiuto, che protegga i loro diritti e la loro privacy tutelando allo stesso tempo anche i diritti della persona oggetto di una segnalazione?
Un bambino va a scuola, in gita scolastica, a un campo, a un allenamento o in viaggio. All’arrivo, con una sola pressione, conferma: «Sto bene». Ma cosa succede se la conferma non arriva? E se il bambino non può telefonare? E se qualcuno gli sottrae il telefono o il dispositivo di protezione? Nell’ambito dell’iniziativa QEI – Quantized Encrypted Identity dell’Istituto 1. april stiamo sviluppando un concetto in cui proprio l’assenza di un segnale atteso potrebbe diventare motivo per avviare una verifica di sicurezza – senza la necessità di monitorare costantemente il bambino.
L’Istituto 1. april ha completato la preparazione della proposta di un progetto pilota di ricerca QEI – Quantized Encrypted Identity per la Repubblica di Slovenia. Il documento rappresenta il passo successivo nello sviluppo dell’iniziativa QEI.
L’Unione europea sta sviluppando importanti progetti digitali, tra i quali spiccano il portafoglio europeo di identità digitale (EU Digital Identity Wallet) e l’euro digitale.
L’intelligenza artificiale apre nuove opportunità alla criminalità organizzata. Abbiamo bisogno anche di una nuova generazione di identità digitale?
All’Istituto 1. april riteniamo che il futuro non risieda in un numero sempre maggiore di password, codici SMS o conferme telefoniche, bensì in una nuova generazione di identità digitale.
Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e dei social media apre nuove questioni sulla sicurezza dei bambini.
