Il QEI avrebbe potuto evitare una perdita di oltre 33.000 euro?

All’Istituto 1. april riteniamo che il futuro non risieda in un numero sempre maggiore di password, codici SMS o conferme telefoniche, bensì in una nuova generazione di identità digitale.
Un caso di frode online recentemente riportato, nel quale una persona ha perso oltre 33.000 euro, solleva nuovamente la questione se gli attuali sistemi di identità digitale e di verifica online degli utenti offrano una protezione adeguata. Fonte.
All’Istituto 1. april riteniamo che il futuro non risieda in un numero sempre maggiore di password, codici SMS o conferme telefoniche, bensì in una nuova generazione di identità digitale, nella quale l’utente rimane l’unico autentico proprietario della propria identità.
Stato di sviluppo di QEI
QEI è un sistema di identità digitale concepito a livello concettuale, attualmente in fase di sviluppo e di preparazione di un progetto pilota di ricerca. Le sue caratteristiche tecniche, di sicurezza e operative non sono ancora state convalidate in un ambiente di produzione. Il progetto pilota proposto è destinato proprio a verificare la fattibilità del sistema e le ipotesi formulate.
In che modo potrebbe contribuire il sistema QEI?
L’architettura proposta per QEI (Quantized Encrypted Identity) si basa su più fattori di sicurezza indipendenti, che verrebbero verificati localmente sul dispositivo dell’utente.
«La migliore protezione non è un avvertimento dopo che la frode è avvenuta, ma un sistema che impedisca alla frode stessa di verificarsi.»
— Istituto 1. april
Se l’architettura fosse implementata con successo sul piano tecnico e successivamente convalidata, ciò significherebbe che:
✔ una password rubata, da sola, non sarebbe sufficiente,
✔ una falsa telefonata non consentirebbe l’accesso,
✔ un codice SMS rubato, da solo, non consentirebbe di autorizzare una transazione,
✔ per la conferma sarebbe necessaria l’identità digitale verificata dell’effettivo utente,
✔ i dati biometrici non lascerebbero il dispositivo e non sarebbero conservati in una banca dati centralizzata.
L’obiettivo del concetto proposto non è soltanto avvertire l’utente dopo che il danno si è verificato. L’obiettivo è studiare come impedire che il danno si verifichi.
Ogni frode online riuscita rappresenta un avvertimento del fatto che i sistemi esistenti non sono sufficientemente resilienti alle moderne forme di ingegneria sociale e di furto dell’identità digitale. Casi analoghi di frode online sono in aumento in Slovenia e causano danni per diversi milioni di euro. Articolo; Articolo.
Con l’iniziativa QEI, l’Istituto 1. april intende promuovere un dibattito professionale sul futuro di un’identità digitale sicura e studiare soluzioni che potrebbero proteggere meglio i cittadini, i loro dati e il loro patrimonio.
Partecipate al dibattito pubblico e contribuite a costruire un futuro digitale più sicuro.



