Che cosa significa l’identità elettronica per i cittadini?

L’identità digitale sta diventando uno degli elementi fondamentali della società digitale. Nei prossimi anni non la utilizzeremo soltanto per accedere ai portali della pubblica amministrazione, ma sempre più spesso anche nei rapporti con banche, servizi sanitari, istituzioni educative, imprese e altri servizi digitali.
Con lo sviluppo dell’European Digital Identity Wallet (EUDI Wallet), l’Unione europea sta creando un quadro nel quale cittadini e residenti potranno utilizzare la propria identità e determinate credenziali digitali anche attraverso il portafoglio europeo di identità digitale.
Ma cosa significa concretamente tutto questo per il singolo cittadino?
L’identità digitale è più di un nome utente e una password
Per molti anni abbiamo associato l’identità digitale principalmente a un nome utente, una password e, eventualmente, a un codice di verifica aggiuntivo.
Ma una password non è la nostra identità. È soltanto uno dei modi con cui cerchiamo di dimostrare di avere il diritto di accedere a un determinato account o servizio.
La moderna identità digitale va molto oltre.
Può consentire di dimostrare elettronicamente la propria identità e di utilizzare credenziali digitali verificabili in diverse situazioni – dai servizi pubblici e dall’istruzione fino alle attività bancarie, ai viaggi, alla firma di documenti e ad altri servizi.
Per il cittadino, ciò potrebbe significare una minore necessità di fornire ripetutamente gli stessi dati e procedure digitali più semplici.
Dobbiamo sempre rivelare la nostra intera identità?
Questa è una delle questioni più importanti per il futuro dell’identità digitale.
Immaginiamo che un servizio online debba verificare soltanto se un utente ha più di 18 anni.
Per farlo, deve necessariamente conoscere il suo nome, cognome, indirizzo e la data di nascita esatta?
Non necessariamente.
Gli approcci moderni all’identità digitale consentono di sviluppare modelli nei quali l’utente può dimostrare una determinata caratteristica senza dover rivelare più dati di quelli di cui l’altra parte ha effettivamente bisogno.
Invece di:
«Mostrami chi sei.»
l’identità digitale può progressivamente avvicinarsi al principio:
«Dimostrami soltanto ciò che devo sapere.»
Si tratta di un cambiamento importante.
Maggiore controllo sui dati personali
L’identità digitale non riguarda soltanto la comodità.
Solleva anche la questione del controllo.
Quando dimostriamo digitalmente la nostra identità, dovremmo sapere:
- quali dati stiamo rivelando,
- a chi li stiamo rivelando,
- perché l’altra parte ne ha bisogno,
- per quanto tempo saranno utilizzati o conservati,
- chi può accedervi,
- e come possiamo verificare se l’accesso è effettivamente avvenuto.
Per questo motivo, principi come la minimizzazione dei dati, la divulgazione selettiva e la Privacy by Design stanno diventando sempre più importanti nello sviluppo dei sistemi di identità digitale.
Cosa significherà tutto questo nella vita quotidiana?
Per la maggior parte delle persone, l’identità digitale diventerà particolarmente importante quando sarà una componente quasi invisibile delle attività quotidiane.
In futuro potremmo utilizzarla per dimostrare la nostra identità nell’accesso ai servizi pubblici, utilizzare credenziali digitali, firmare elettronicamente documenti, dimostrare determinati diritti o caratteristiche e svolgere altre procedure per le quali oggi utilizziamo spesso documenti fisici o diversi account utente separati.
La questione fondamentale, quindi, non è soltanto quanti servizi potremo utilizzare digitalmente.
È altrettanto importante come il sistema proteggerà la persona durante il loro utilizzo.
Cosa succede se un’identità digitale viene utilizzata in modo illecito?
Più l’identità digitale diventa importante, maggiore è anche la responsabilità di proteggerla.
Se qualcuno ottiene la password di un singolo sito web, può essere compromesso uno specifico account utente.
Ma se un aggressore fosse in grado di utilizzare in modo illecito l’identità digitale più ampia di una persona, le conseguenze potrebbero essere potenzialmente molto più gravi.
Per questo motivo, i sistemi del futuro non possono basarsi su un solo elemento di sicurezza.
La protezione crittografica, l’autenticazione multifattore, la gestione sicura delle credenziali digitali, la tracciabilità degli accessi e le architetture che riducono la quantità di dati personali esposti in ogni singola transazione stanno diventando sempre più importanti.
“Una buona identità digitale non è quella che rivela il maggior numero di informazioni su una persona. Una buona identità digitale è quella che può dimostrare in modo affidabile ciò che è necessario, rivelando il meno possibile.”
— Istituto 1. april
Dove vediamo QEI in questo futuro?
Sono proprio queste le questioni affrontate dall’iniziativa di ricerca QEI – Quantized Encrypted Identity.
QEI non sostituisce il portafoglio europeo di identità digitale e attualmente non è un sistema implementato. Si tratta di un concetto di ricerca il cui obiettivo è esaminare se sia possibile progettare determinati elementi dell’identità digitale in modo da ridurre ulteriormente l’esposizione dei dati personali e sensibili originari.
Tra gli ambiti di ricerca figurano la minimizzazione dei dati, la protezione crittografica, l’elaborazione locale delle informazioni sensibili, l’autenticazione multifattore, la tracciabilità degli accessi e il principio della Privacy by Design.
La domanda centrale è semplice:
I sistemi del futuro possono confermare in modo affidabile ciò che una persona deve dimostrare, senza rivelare più informazioni sulla sua identità di quanto sia necessario?
Questa domanda diventa ancora più importante man mano che l’identità digitale passa dai singoli servizi online a un’infrastruttura più ampia della società.
L’identità digitale deve rimanere al servizio della persona
Lo sviluppo tecnologico, da solo, non garantisce la fiducia.
Il cittadino deve sapere che il sistema non utilizza la sua identità oltre quanto necessario, che i dati sensibili sono adeguatamente protetti e che mantiene un controllo effettivo sul loro utilizzo.
Il futuro dell’identità digitale non sarà quindi determinato soltanto da ciò che la tecnologia sarà in grado di fare.
Sarà determinato anche da quanta privacy saremo in grado di preservare durante il suo utilizzo.
L’identità digitale può offrire ai cittadini servizi più semplici, maggiore sicurezza e minori ostacoli amministrativi.
Ma il suo criterio più importante dovrebbe rimanere la persona:
maggiore sicurezza, maggiore controllo e minore divulgazione non necessaria dei dati personali.



