Internet può smettere di funzionare. La rete mobile può scomparire. Un servizio centrale può diventare temporaneamente irraggiungibile. Ma una persona non smette di essere ciò che è. Perché dovrebbe smettere di funzionare anche la sua identità digitale? QEI esplora un approccio diverso: Internet come infrastruttura per il rilascio e la sincronizzazione, ma non necessariamente come requisito per ogni singola prova.
Privacy
Quando rubano il chip: l’identità digitale può restare sicura dopo la compromissione del documento?
In Italia, nel giro di pochi giorni, sono state rinvenute tre carte d’identità biometriche con i microchip rimossi con estrema precisione. I casi aprono una domanda che va oltre la protezione fisica del documento: cosa accade all’identità digitale quando il suo supporto viene compromesso?
I truffatori che hanno preso di mira Fideuram avrebbero utilizzato comunicazioni ingannevoli e l’intelligenza artificiale per imitare la voce di una persona fidata. Il risultato: trasferimenti per circa 95 milioni di euro. Il caso evidenzia un problema crescente: se voce, immagine e stile comunicativo possono essere imitati in modo convincente, su cosa dovranno basarsi in futuro la prova dell’identità digitale e dell’autorizzazione?
Il 17 settembre 2026 la Commissione europea ha presentato la proposta dell’EU KIDS Act, con l’obiettivo di rafforzare la protezione dei bambini e degli adolescenti nell’ambiente digitale. La proposta introduce, tra le altre misure, un approccio europeo comune ai limiti di età e attribuisce maggiori responsabilità alle piattaforme digitali. Ma insieme alle limitazioni di accesso emerge anche un’importante questione tecnica e sociale: come verificare in modo affidabile l’età di un utente senza costringere un bambino a rivelare la propria identità a ogni piattaforma online?
