La criminalità nell’era dell’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale apre nuove opportunità alla criminalità organizzata. Abbiamo bisogno anche di una nuova generazione di identità digitale?
Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale offre opportunità straordinarie alla scienza, all’economia e alla vita quotidiana. Allo stesso tempo, però, apre anche nuovi ambiti di abuso, che le organizzazioni criminali sfruttano con crescente rapidità.
Recenti notizie diffuse dai media avvertono che i gruppi criminali utilizzano l’intelligenza artificiale per realizzare frodi sempre più convincenti, documenti falsi, messaggi di posta elettronica contraffatti, identità false e altre forme di criminalità digitale. Queste tecnologie rendono le frodi sempre più difficili da riconoscere sia per i singoli individui sia per le imprese e le istituzioni pubbliche.
Non è più una questione che riguarda il futuro: è una realtà del presente.
Gli attuali sistemi di fiducia stanno diventando sempre più vulnerabili
La maggior parte degli attuali sistemi digitali si basa ancora su password, account utente, codici SMS, messaggi di posta elettronica o documenti che possono essere rubati, intercettati, falsificati oppure imitati in modo estremamente convincente mediante l’intelligenza artificiale.
Se l’intelligenza artificiale è in grado di creare una falsificazione quasi perfetta di una voce, di una fotografia, di un documento o di un messaggio di posta elettronica, diventa evidente che dovremo considerare modalità completamente nuove di verifica dell’identità.
La domanda non è più se l’intelligenza artificiale cambierà il modo di operare della criminalità.
La domanda è se riusciremo a sviluppare in tempo tecnologie capaci di stare al passo con questa evoluzione.
Stato di sviluppo di QEI
QEI è un sistema di identità digitale concepito a livello concettuale, attualmente in fase di sviluppo e di preparazione di un progetto pilota di ricerca. Le sue caratteristiche tecniche, di sicurezza e operative non sono ancora state convalidate in un ambiente di produzione. Il progetto pilota proposto è destinato proprio a verificare la fattibilità del sistema e le ipotesi formulate.
In che modo potrebbe contribuire il sistema QEI?
L’iniziativa QEI (Quantized Encrypted Identity) si basa su un approccio differente.
Anziché basare la fiducia principalmente su documenti, password o codici di conferma monouso, l’architettura proposta prevede l’impiego di più elementi di sicurezza indipendenti, che insieme formerebbero l’identità digitale protetta dell’individuo.
I principi fondamentali dell’architettura proposta comprendono:
- più fattori di sicurezza indipendenti,
- la verifica locale dell’identità sul dispositivo dell’utente,
- la protezione dei dati biometrici senza la loro conservazione centralizzata,
- la riduzione delle possibilità di una semplice appropriazione dell’identità digitale,
- l’approccio Privacy by Design, nel quale la tutela della privacy è integrata fin dalla progettazione del sistema.
Un simile concetto non significa, di per sé, che sia possibile eliminare completamente la criminalità digitale.
Tuttavia, se l’architettura proposta fosse implementata con successo sul piano tecnico e successivamente convalidata, potrebbe ridurre in modo significativo le possibilità di abuso dell’identità, che rappresentano uno dei maggiori rischi della moderna criminalità informatica.
«Se l’intelligenza artificiale sta diventando uno strumento dei criminali, deve diventare anche il più potente strumento per la protezione dell’identità.»
— Istituto 1. april
La tecnologia deve essere un passo avanti alla criminalità
Le organizzazioni criminali si adattano molto rapidamente alle nuove tecnologie.
Per questo motivo, la società non può più limitarsi a reagire ai reati già commessi. Sarà necessario dedicare sempre maggiore attenzione alla prevenzione e allo sviluppo di soluzioni di sicurezza capaci di ridurre fin dall’origine le possibilità di abuso.
L’identità digitale sta diventando uno dei pilastri più importanti della società moderna. Da essa dipenderanno l’accesso ai servizi pubblici, alla sanità, ai servizi bancari, all’istruzione, al commercio elettronico e a numerosi altri settori.
Se vogliamo preservare la fiducia nella società digitale, la protezione dell’identità deve diventare una delle massime priorità.
Lo scopo dell’iniziativa dell’Istituto 1. april
Attraverso il dibattito pubblico sull’iniziativa QEI, l’Istituto 1. april intende incoraggiare il mondo professionale, quello accademico e il pubblico più ampio a riflettere sul futuro dell’identità digitale.
Il nostro obiettivo non è soltanto richiamare l’attenzione sui singoli casi di frode online, ma anche avviare una discussione su come nuovi approcci tecnologici potrebbero proteggere meglio le persone, i loro dati personali, la loro identità digitale e il loro patrimonio.
Siamo convinti che il futuro della sicurezza digitale si baserà su soluzioni che pongano la persona al centro del sistema e che sappiano coniugare sicurezza, privacy e uso responsabile della tecnologia.



