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La Commissione europea risponde all’iniziativa strategica del QEI.

L’Istituto 1. april ha ricevuto una risposta ufficiale della Commissione europea in merito all’iniziativa strategica QEI – Quantized Encrypted Identity, presentata come proposta di ricerca per approcci più sicuri e orientati alla tutela della privacy nell’ambito dell’identità digitale.

Il 12 agosto 2026 la Commissione europea ha risposto all’iniziativa QEI – Quantized Encrypted Identity, che l’Istituto 1. april aveva presentato alle istituzioni europee nel contesto del dibattito sul futuro dell’identità digitale, sulla tutela della privacy e sulla protezione dei dati personali.

La risposta è stata inviata dalla Direzione generale della Commissione europea per le Reti di comunicazione, i contenuti e le tecnologie (DG CONNECT), nell’ambito Cybersecurity and Trust – Digital Identity and Trust.

Il documento è stato firmato da Norbert Sagstetter, Capo unità, ed è stato firmato elettronicamente il 12 agosto 2026.

Iniziativa registrata nel sistema della Commissione europea

Nella propria risposta, la Commissione europea conferma che la comunicazione dell’Istituto 1. april è stata ufficialmente registrata.

La Commissione indica i seguenti numeri di riferimento:

RIFERIMENTO UFFICIALE DELLA COMMISSIONE EUROPEA

La Commissione indica i seguenti numeri di riferimento:

1
Ares(2026)7449883
e

2
Ares(2026)7464879

Unione europea

RISPOSTA DELLA COMMISSIONE EUROPEA
La risposta della Commissione europea reca il seguente numero di riferimento:

▤
Ares(2026)7823189
– 12/08/2026

✓
REGISTRAZIONE UFFICIALE
Con ciò, l’iniziativa QEI – Quantized Encrypted Identity
risulta ufficialmente registrata nella corrispondenza della Commissione europea
e collegata ai numeri di riferimento Ares sopra indicati.

In questo modo, l’iniziativa QEI ha ottenuto una tracciabilità amministrativa ufficiale nella comunicazione con la Commissione europea.

Come ha descritto la Commissione europea l’iniziativa QEI?

Particolarmente importante è la parte della risposta in cui la Commissione riassume il contenuto dell’iniziativa presentata.

La Commissione europea la descrive come una proposta di concetto di ricerca per un’identità digitale sicura, orientata alla tutela della privacy e tecnologicamente avanzata, che potrebbe contribuire a rafforzare la protezione delle persone e sostenere il futuro sviluppo di soluzioni digitali europee affidabili.

Questa definizione è importante per il lavoro futuro soprattutto perché colloca QEI nel più ampio dibattito europeo sull’identità digitale, sulla sicurezza informatica, sulla fiducia e sulla protezione dell’individuo.

“L’identità digitale del futuro non deve basarsi soltanto sulla domanda se un sistema sia in grado di stabilire chi siamo. Deve basarsi anche sulla domanda di quanti dati una persona debba rivelare per dimostrarlo e di chi ne mantenga il controllo.”
— Istituto 1. april

L’Europa entra in una nuova fase dell’identità digitale

Nella propria risposta, la Commissione europea richiama anche il più ampio quadro europeo.

Il quadro europeo per l’identità digitale è entrato in vigore nel 2024 e, entro dicembre 2026, gli Stati membri dovranno mettere a disposizione un portafoglio europeo di identità digitale per i cittadini che desiderano utilizzarlo.

L’identità digitale sta quindi diventando uno degli ambiti più importanti dell’infrastruttura digitale europea.

Il dibattito futuro non riguarderà più soltanto il modo in cui identificare una persona.

Diventeranno sempre più importanti anche questioni quali:

  • quanti dati personali una persona debba rivelare,
  • chi possa accedere a tali dati,
  • come vengano trattati i dati sensibili,
  • come prevenire l’abuso dell’identità digitale,
  • come garantire all’utente il controllo sulla propria identità,
  • come combinare sicurezza, privacy e utilizzo pratico dei servizi digitali.

È proprio in questi ambiti che l’iniziativa di ricerca QEI intende contribuire al proseguimento del dibattito professionale.

QEI – Quantized Encrypted Identity

QEI si basa sull’idea che l’identità digitale del futuro non dovrebbe essere progettata semplicemente come una raccolta di dati personali conservati all’interno di un unico sistema informativo.

L’iniziativa di ricerca esamina la possibilità di un’architettura in cui siano centrali:

  • la minimizzazione dei dati personali,
  • la verifica multifattore dell’identità,
  • la protezione crittografica,
  • l’elaborazione locale dei dati sensibili,
  • la limitazione dell’archiviazione centralizzata non necessaria,
  • la tracciabilità degli accessi,
  • il controllo dell’individuo sull’utilizzo della propria identità,
  • il principio di Privacy by Design.

L’obiettivo non è creare un sistema che sappia il più possibile sull’individuo.

L’obiettivo è verificare se sia possibile sviluppare un’identità digitale in grado di dimostrare in modo affidabile ciò che è necessario senza dover rivelare inutilmente tutto il resto.

La Commissione europea ha richiamato anche le opportunità di finanziamento

Nella risposta, la Commissione europea ha incoraggiato l’Istituto 1. april a seguire l’ulteriore sviluppo dell’iniziativa europea attraverso i propri canali pubblici.

Ha inoltre richiamato in modo specifico il Funding & Tenders Portal, attraverso il quale l’Unione europea pubblica opportunità di finanziamento e collaborazione.

Per l’ulteriore sviluppo di QEI si tratta di un’indicazione importante.

La fase successiva dell’iniziativa non riguarda quindi soltanto l’ulteriore sviluppo del concetto, ma anche la ricerca di programmi europei adeguati nel campo della ricerca, dello sviluppo e dei progetti pilota, nonché di potenziali partner professionali e istituzionali.

Dall’iniziativa alla ricerca e a un ambiente pilota

La risposta della Commissione europea non significa che QEI sia diventato un sistema ufficiale dell’Unione europea né che la Commissione europea ne abbia già confermato la fattibilità tecnica.

Rappresenta tuttavia un passo importante nella comunicazione istituzionale.

L’iniziativa è stata presa in considerazione, registrata con riferimenti ufficiali e il suo obiettivo di ricerca è stato riconosciuto e collocato nell’ambito del futuro sviluppo di soluzioni digitali europee affidabili.

Per l’Istituto 1. april si apre quindi una nuova domanda:

Come trasformare gradualmente un concetto di ricerca in un prototipo verificabile e in un ambiente pilota nel quale sia possibile valutare in modo indipendente le sue caratteristiche di sicurezza, tecniche e di tutela della privacy?

Questo sarà uno dei prossimi passaggi fondamentali nello sviluppo dell’iniziativa QEI.

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